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lunedì 19 marzo 2012

Intervento al congresso dei GD del Piemonte

Carissimi,

Oggi vi ringrazio per averci invitato, e vorrei ringraziare personalmente Luca Bosonetto (segretario uscente) non solo per le belle parole del suo discorso ma anche e sopratutto per il cammino fatto assieme in questi anni. 

Arcigay Torino riconosce nei Giovani Democratici del Piemonte una vicinanza basata sull'aperta volontà di portare avanti un discorso di diritti che coinvolga non solo le persone che ad oggi li vedono negati - e mi riferisco alla popolazione gay, lesbica, bisessuale e trans - ma anche la società tutta, perchè risulta chiaro che i diritti acquisiti, individuali e di coppia, si trasformano subito in diritti di tutte e di tutti, e che la società non può che fare dei continui passi avanti smettendo di lottare o temere la diversità, ma accogliendola e valorizzandola affinché ogni persona possa essere libera di essere sè stessa.

Come disse una volta una ragazza - che trovavo molto simpatica prima che recuperasse uno dei tentativi di sintesi peggio riusciti nella storia di questo paese, dove per accontentare tutte le forze politiche in gioco, e dico politiche considerando anche i molti interventi a gamba tesa da parte di uno stato estero con sede a Roma, si realizzò una bozza di legge offensiva per le persone a cui si doveva rivolgere. Parlo dei DICO, Cus, Didorè o altre sigle utilizzate più volte negli ultimi anni. Non si ebbe coraggio allora, e non lo si ha adesso, quando riferendosi al matrimonio gli si dà una connotazione esclusivamente eterosessuale, o peggio ancora si imposta una campagna basata sulla discriminazione che solletica la pancia più becera e omofoba di questo paese. 

Ma per fortuna le cose cambiano. "Oggi ci troviamo in una fase assolutamente nuova nella rivendicazione del matrimonio civile e dell'eguaglianza per le coppie dello stesso sesso. Non è più possibile ignorare la sentenza della Corte europea dei diritti umani del 2010,  la sentenza 138 della Corte Costituzionale, la sentenza di due giorni fa della Corte di Cassazione e la recentissima risoluzione di Strasburgo. La società italiana e le istituzioni europee esercitano una pressione oggettiva e giuridicamente riconosciuta che stride con il silenzio del nostro legislatore. Il principio enunciato dalla Cassazione che afferma la non necessità della differenza di sesso tra i coniugi ai fini della sussistenza del matrimonio, è conferma della vera realtà del Paese. I diritti affermati in quelle sentenze sono espressione di un principio di Giustizia che ci aspettiamo rispettato da chi ha giurato fedeltà alla Costituzione." (CS Arcigay)

"Le sentenze vanno lette, meditate e, soprattutto, vanno rispettate. Non c’è più nessuna scusa possibile, il Parlamento è ormai stretto d’assedio e deve far qualcosa. Non si può più sbandierare la Costituzione, come se si potessero usare i principi che regolano il gioco per escludere una squadra. Anche gli omosessuali meritano parità sociale e di diritti e l’attuale classe politica non può che prenderne atto. Ogni diversa posizione è un’usurpazione delle legittime aspettative di una comunità di persone che chiede parità e giustizia." (Winkler, ilfattoquotidiano)

Comunque, come disse quella ragazza, all'interno di un partito, di un movimento o di un'associazione è necessario allargare la discussione ma poi arrivare ad una sintesi.

Ecco, io penso che in questo momento il paese e le persone abbiano bisogno che non si facciano più delle sintesi al ribasso, ma che si mostri il coraggio di alzare lo sguardo e progettare il futuro. Un coraggio che più volte i GD hanno dimostrato scegliendo di aderire e partecipare ai Pride, alle manifestazioni, aprendo dibattiti e discussioni, e sostenendo attivamente le associazioni.

Harvey Milk, che è stato un politico statunitense e leader del movimento di liberazione omosessuale, diceva: "Senza la speranza, la vita non vale la pena di essere vissuta. Devi dare alla gente la speranza... gli devi dare la speranza".

Questo è l'augurio che Arcigay Torino vi porge oggi. Che il vostro coraggio, il coraggio delle vostre sintesi, il coraggio delle vostre idee possa dare la speranza a tutte e tutti di un domani migliore.

mercoledì 23 marzo 2011

Yes We Marco


Care e cari,
candidarsi per un incarico importante non è mai una scelta semplice. Molti sono i dubbi e le ansie generate: sarò in grado di fare ciò che mi sono prefissato? Sarò la persona giusta per rispondere alle esigenze delle persone che mi voteranno? Riuscirò a costruire qualcosa di positivo, visto e considerato che l'associazione per la quale mi candido esce da un trend esplosivo di crescita esponenziale?

Queste sono i miei dubbi. A questo aggiungiamo il fatto che la situazione nella quale ci muoviamo non è delle più semplici. Vedo i traguardi che fino a ieri sembravano vicini allontanarsi vertiginosamente, vedo la grande stagione dei diritti che ha avuto il suo apice nel giugno del 2007 con il Pride romano partecipato da circa un milione di persone (in risposta al family day) e le discussioni di Pacs, Dico, Cus etc tramontante e sciolte come neve al sole, quando ormai sembravano così vicine da poterle quasi sfiorare con la punta delle dita. Vedo un ritorno ad un particolarsimo diffuso, ad un disinteresse generale dettato non tanto dalla mancanza di buona volontà, ma di stanchezza e di un senso di impotenza che attraversa la nostra comunità. Vedo anche molta confusione, molti dubbi, una serie estenuante di scissioni, distinguo, veleni, non partecipazioni che frammentano e disgregano le stesse associazioni che ormai sono lasciate in balia a sé stesse nel portare avanti le istanze non solo dei propri soci e socie, ma nel rappresentare una necessità collettiva. Vedo molte persone che scelgono di partire, e non posso che augurare loro di trovare altrove ciò che qui ormai sembra una chimera: una buona istruzione, un buon lavoro, un riconoscimento di dignità e rispetto non solo per i singoli ma anche per le coppie, e tutti i diritti – e grazie al cielo i doveri – che ne derivano. Vedo una società che lotta per restare ancorata a valori di matrice religiosa, che deve cedere il passo ad una multiculturalità che sembra sopraffarla perchè non riesce a costruire valori diffusi di laicità, uguaglianza, condivisione. Insomma, un panorama molto tragico e quasi annichilente, non fosse per le piccole scoperte quotidiane che si interpongono a questa sottile nebbia.

Come fiori che spuntano nella neve vedo una voglia di riunirsi, di parlare, di scendere in piazza su temi condivisi (i Pride, la manifestazione delle donne e degli studenti, ad esempio). Vedo una generazione di giovani crescere attraverso il gruppo giovani con la voglia di fare, di lottare, di essere utili agli altri. Vedo persone meno giovani che arrivano in associazione grazie alle campagne informative, alle attività culturali, ai servizi di ascolto e di incontro, e che non chiedono altro che di essere valorizzate, di poter essere “ancora utili”. Vedo la voglia di spegnere i canali di informazione abituali e costuire nuovi modi di “essere formazione”, di portare la propria esperienza e le proprie conoscenze e di metterle al servizio degli altri. Vedo una volontà di veder riconosciuta la propria specificità di genere o orientamento, soprattutto per quanto riguarda le donne e le persone bisessuali. Vedo nei tentativi di superare le categorizzazioni che arrivano dagli anni passati un modo di gettare nuove strade, nuovi ponti, nuovi modi di interfacciarsi con il mondo, la voglia e la necessità di uscire da uno stereotipo identitario che ci è stato costruito addosso anche col nostro permesso.

Vedo volti, storie, sorrisi, messaggi, dichiarazioni di persone che ancora non hanno intenzione di arrendersi e lottano ogni giorno, con la gioia che arriva dal sentire che la propria vita è diventata uno strumento per il benessere collettivo.

Tutto questo mi dà la forza per alzare la testa e ricordarmi che al di là delle nebbie splende comunque il sole. E il nostro sole, l'obiettivo che ci siamo preposti, che condividiamo anche nelle nostre differenze individuali, politiche o culturali, è e resta l'idea di una società non più soltanto tollerante o rispettosa, ma inclusiva, che valorizzi ogni singola persona proprio nella sua diversità.

Per portare avanti questa visione ho quindi deciso di porre al servizio dell'associazione il mio tempo e le mie capacità (poche), e soprattutto l'esperienza che ho maturato in questi anni di volontariato, prima come semplice attivista, poi come socio fondatore e vicepresidente del Comitato Arcigay di Cuneo Figli della Luna, e infine nelle attività del Coordinamento Torino Pride LGBT.

Ormai Torino è casa mia, mi sono innamorato di questa città che riserva sempre un conforto anche nei momenti più bui, che riempie le piazze e le strade quando la gravità delle situazioni lo richiede, e anche quando si vuole condividere qualcosa di bello con tutti gli altri e le altre. Porto dentro di me i ricordi del Pride del 2006, del 2009, la fiaccolata contro l'omofobia, la manifestazione con le donne e i migranti del 2010, quando vedevo migliaia di persone rispondere ad un richiamo di pochi in nome di ideali condivisi.

Questo è il senso della mia candidatura: mettermi al servizio di un'idea, di un progetto, che attraversa il Comitato Provinciale Arcigay Torino Ottavio Mai ma non si ferma con esso, che coinvolge e condivide con le altre associazioni, prima di tutto quelle GLBT, ma anche, grazie ai percorsi condivisi che sono importanti ed essenziali per una crescita individuale ed associativa, con le associazioni delle donne, con i migranti, i laici, e più in generale con chiunque abbia negli occhi la voglia di dire “tutto questo non mi basta, voglio cambiare le cose”.

Ma tutto questo non posso farlo certo da solo! Ho bisogno di aiuto, di consiglio, di idee, di progetti, di donne e uomini che vogliano condividere con me i loro sogni e le loro speranze. Per questo vi chiedo di partecipare al Congresso il 10 aprile, perchè ho bisogno di voi. Da soli possiamo ben poco, ma se ci uniamo, e rendiamo Arcigay uno strumento efficace e dinamico, abbiamo realmente la possibilità di cambiare le cose, e di rendere Torino, e piano piano anche il resto del paese - che a Torino guarda come ad un faro che indica la strada – una città di cui possiamo essere orgogliosi cittadini e cittadine.

Vi aspetto,
Marco Alessandro Giusta